Eni fa marcia indietro, la raffinazione ripartirà. Dopo la rottura l'accordo al Mise siglato giovedì

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Gela | azienda e sindacati hanno trovato l'intesa

Eni fa marcia indietro, la raffinazione ripartirà
Dopo la rottura l'accordo al Mise siglato giovedì

Mercoledì 30 luglio al Ministero dello Sviluppo economico il secco no dei vertici Eni aveva gelato i sindacati. Il giorno dopo l'inaspettato impegno grazie alla mediazione del ministro Federica Guidi che aveva chiesto a tutti una pausa di riflessione

di Giuseppe Maria Tinnirello

La sede dell'Eni a Roma
La sede dell'Eni a Roma

Nuovi prodotti e nuove attività estrattive. Lo chiede la Cisl per bocca di Maurizio Bernava ed Emanuele Gallo, rispettivamente segretari regionale e provinciale, dopo l’accordo di giovedì 31 luglio siglato a Roma tra l’Eni e le parti sociali, inatteso dopo la rottura che si era consumata appena il giorno prima al ministero dello Sviluppo economico. E invece l’Eni c’ha ripensato: “Un accordo positivo che arriva a valle della mobilitazione dei giorni scorsi e che garantisce i livelli occupazionali tanto per i lavoratori del diretto che per quelli dell’indotto”. E non è una caso che proprio nella mattinata di oggi si sia firmata in prefettura, alla presenza dei vertici della Raffineria di Gela e dei tre segretari confederali provinciali di Cgil, Cisl e Uil, Ignazio Giudice, Emanuele Gallo e Vincenzo Mudaro, un’intesa che consente di assorbire lavoratori dell’indotto nei cantieri di due società appaltatrici, la Syndial e l’Enimed, che è ossigeno non solo per gli operai ma anche per la stessa raffineria perché permette di liberare posti di lavoro e di alleggerirne il carico.

Convinto della necessità di prendersi una pausa di riflessione si dice il coordinatore cittadino del Nuovo centrodestra e presidente dell’associazione Cittadini per la giustizia, Lucio Greco, “per pianificare con cura le modalità con cui gestire il rapporto” (tra Eni, sindacati e società civile, ndr).  

Sembra quindi che il nuovo corso inaugurato dall’Eni stia sortendo un qualche effetto. Uno di sicuro: l’impegno a riavviare la Linea 1 che vuol dire ripresa della raffinazione. Il fantasma del deposito costiero, che assicurerebbe un bacino occupazionale di poche centinaia di persone, a fronte dei tremila a rischio dopo la paventata riconversione dell’impianto, sembra dunque essersi allontanato, e a riprova di ciò l’Assomineraria ha reso nota la sua intenzione di investire in Sicilia due miliardi di euro in prospezioni petrolifere, la qual cosa sembrerebbe fugare l’idea di far raffinare il petrolio siciliano al di fuori della Sicilia.

Deve essere comunque chiaro che il confronto tra le parti non finisce con l’intesa di giovedì. Che è un primo passo a cui ne seguiranno altri. Il tavolo di confronto tra Eni e sindacati proseguirà infatti fino ai primi di settembre per essere riconvocato poi, dopo una breve pausa, a metà settembre, quando si parlerà di un nuovo piano industriale in grado di dare stabilità di lungo periodo al site di Gela. “Eni ha fatto un passo indietro ma la partita non è ancora chiusa – ha commentato il segretario regionale della Uil, Claudio Barone, dopo aver letto il verbale di incontro siglato giovedì mattina al Mise –.”. Nella nota del Ministero vi si legge che “le parti avvieranno un confronto sulle prospettive strategiche del sito Eni di Gela che si svilupperà in incontri che coinvolgeranno tutte le strutture sindacali territoriali”. Eni ha inoltre confermato la realizzazione degli investimenti relativi alla seconda fase del progetto di riconversione della Green Refinery di Porto Marghera nei tempi previsti dall’accordo, ribadendo l’importanza strategica del petrolchimico Versalis di Porto Marghera.   

Nuovi prodotti e nuove attività estrattive. Lo chiede la Cisl per bocca di Maurizio Bernava ed Emanuele Gallo, rispettivamente segretari regionale e provinciale, dopo l’accordo di giovedì 31 luglio siglato a Roma tra l’Eni e le parti sociali, inatteso dopo la rottura che si era consumata appena il giorno prima al ministero dello Sviluppo economico. E invece l’Eni c’ha ripensato: “Un accordo positivo che arriva a valle della mobilitazione dei giorni scorsi e che garantisce i livelli occupazionali tanto per i lavoratori del diretto che per quelli dell’indotto”. E non è una caso che proprio nella mattinata di oggi si sia firmata in prefettura, alla presenza dei vertici della Raffineria di Gela e dei tre segretari confederali provinciali di Cgil, Cisl e Uil, Ignazio Giudice, Emanuele Gallo e Vincenzo Mudaro, un’intesa che consente di assorbire lavoratori dell’indotto nei cantieri di due società appaltatrici, la Syndial e l’Enimed, che è ossigeno non solo per gli operai ma anche per la stessa raffineria perché permette di liberare posti di lavoro e di alleggerirne il carico.

Convinto della necessità di prendersi una pausa di riflessione si dice il coordinatore cittadino del nuovo centrodestra e presidente dell’associazione Cittadini per la giustizia, Lucio Greco, “per pianificare con cura le modalità con cui gestire il rapporto” (tra Eni, sindacati e società civile, ndr).  

Sembra quindi che il nuovo corso inaugurato dall’Eni stia sortendo un qualche effetto. Uno di sicuro: l’impegno a riavviare la Linea 1 che vuol dire ripresa della raffinazione. Il fantasma del deposito costiero, che assicurerebbe un bacino occupazionale di poche centinaia di persone, a fronte dei tremila a rischio dopo la paventata riconversione dell’impianto, sembra dunque essersi allontanato, e a riprova di ciò l’Assomineraria ha reso nota la sua intenzione di investire in Sicilia due miliardi di euro in prospezioni petrolifere, la qual cosa sembrerebbe allontanare l’idea di far raffinare il petrolio siciliano al di fuori della Sicilia.

Deve essere comunque chiaro che il confronto tra le parti non finisce con l’intesa di giovedì. Che è un primo passo a cui ne seguiranno altri. Il tavolo di confronto tra Eni e sindacati proseguirà infatti fino ai primi di settembre per essere riconvocato poi, dopo una breve pausa, a metà settembre, quando si parlerà di un nuovo piano industriale in grado di dare stabilità di lungo periodo al site di Gela. “Eni ha fatto un passo indietro ma la partita non è ancora chiusa – ha commentato il segretario regionale della Uil, Claudio Barone, dopo aver letto il verbale di incontro siglato giovedì mattina al Mise –.”. Nella nota del Ministero vi si legge che “le parti avvieranno un confronto sulle prospettive strategiche del sito Eni di Gela che si svilupperà in incontri che coinvolgeranno tutte le strutture sindacali territoriali”. Eni ha inoltre confermato la realizzazione degli investimenti relativi alla seconda fase del progetto di riconversione della Green Refinery di Porto Marghera nei tempi previsti dall’accordo, ribadendo l’importanza strategica del petrolchimico Versalis di Porto Marghera.   

Venerdì 1 agosto 2014

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