«Il lavoro è dignità» gridano gli operai dell'Eni. I sindacati: «L'azienda rispetti gli accordi»

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Gela | domani a roma la manifestazione nazionale

«Il lavoro è dignità» gridano gli operai dell'Eni
I sindacati: «L'azienda rispetti gli accordi»

Allo sciopero di oggi hanno preso parte circa 4000 lavoratori. Gallo(Cisl): "A rischio c'è il futuro industriale della Sicilia"

di Giuseppe Maria Tinnirello

Il raduno dei sindacati sul palco a Piazza Umberto I
Il raduno dei sindacati sul palco a Piazza Umberto I

Di lavoratori ce ne sono tanti, oggi, qui a Gela, le stime parlano di circa 4000 tra tute blu e non, ma c’è anche la solidarietà dei commercianti della città che hanno deciso di tenere chiusi per un giorno gli esercizi commerciali.

Ci sono tutte le sigle sindacali al corteo dei lavoratori dello stabilimento Eni partito alle 9,30 di stamane dal Museo archeologico. La lunga scia di lavoratori del diretto e dell’indotto del petrolchimico di Gela si è data come punto di raccolta la Piazza Umberto I dove sul palco già allestito di bandiere e striscioni si alterneranno i leader delle maggiori sigle sindacali, da Susanna Camusso, segretario nazionale della Cgil, il più grande sindacato italiano dei lavoratori, al segretario regionale della Cisl, Maurizio Bernava, fino al rappresentante dell’unione sindacale territoriale che riunisce le tre province di Agrigento, Caltanissetta ed Enna, il gelese Emanuele Gallo. Loro erano stati i primi a lanciare un mese fa il grido d’allarme sulla paventata intenzione dell’Eni di mettere la parola fine all’attività di raffinazione a Gela: “Emerge chiara da parte di Eni l’intenzione di convertire la raffineria in deposito – dicono ad una voce Bernava e Gallo – questo piano avrebbe un impatto devastante sulla Sicilia, a partire dalla Raffineria di Gela, che attende assieme all’intera comunità un investimento già concordato di 700 milioni di euro, per rendere l’impianto ecocompatibile ed economicamente produttivo, e in condizioni di consolidarsi ulteriormente sul mercato”. I due sindacalisti si riferiscono all’accordo firmato un anno fa in prefettura con l’Eni, dove si delineava un una nuova governance delle relazioni industriali. I sindacati ritengono che quel protocollo d’intesa sia stato disatteso dall’Eni, che dal canto suo ribatte che non ha intenzione di abbandonare il territorio ma anzi di rilanciarlo, ma la contesa tra sindacato e parti datoriali sta proprio nel modo di rilancio di un’azienda che sta investendo in Mozambico 50mld di euro sulla scoperta di nuovi pozzi di petrolio e di gas. Il nuovo annuncio – che per la verità nuovo non è perché riprende una notizia d’agenzia vecchia di almeno un anno – è stato dato qualche settimana fa dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, del quale ora si chiede l’intervento. È a lui che il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, ha lanciato un appello: “L’Eni è fino a prova contraria una grande azienda a capitale pubblico. Il governo Renzi non può stare dunque alla finestra di fronte all’ipotesi di dismettere l’impianto di Gela, sarebbe un disastro – conclude Bonanni – non solo per l’industria chimica ma anche per tutto l’indotto che ruota intorno a quei siti industriali”. “Una settimana difficile, l’ultima di luglio, per quanto riguarda il confronto tra Eni e sindacati sul rispetto degli accordi che sono stati sottoscritti un anno fa – ha dichiarato il segretario generale della Femca Cisl Sergio Gigli – sugli investimenti e i siti produttivi, e su cui l’azienda – ha aggiunto – sta cambiando le carte in tavola”. Alla manifestazione di oggi seguirà domani a Roma quella nazionale, preludio al confronto del 30 luglio tra Eni e sindacati al ministero dello Sviluppo economico.   

Lunedì 28 luglio 2014

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